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Confcommercio Emilia-Romagna sul Decreto Sostegni: “Insufficienti i sostegni a fondo perduto”

Le impressioni a caldo sul cosiddetto Decreto Sostegni sono contrastanti: bene la parte che riguarda il lavoro con, fra l’altro, la proroga della CIG fino ad ottobre per quella in deroga, apprezzabile lo stralcio delle vecchie cartelle – anche se presto occorrerà provvedere ad ulteriori e più importanti annullamenti perché più si andrà avanti in queste condizioni più sarà impossibile affrontare il pregresso – ma sui sostegni a fondo perduto proprio non ci siamo.

È senz’altro positivo l’aver superato la logica dei codici ATECO come da tempo Confcommercio chiedeva, ma il fondo stanziato per i sostegni diretti è veramente troppo esiguo.

Le forti aspettative che erano state alimentate soprattutto dalle improvvide dichiarazioni della politica sul potere salvifico di questi ristori si scontrano con la cruda realtà di un contributo medio di 4.000 euro per i potenziali 3.000.000 di aventi diritto, cifre drammaticamente lontane dalle reali necessità delle partite IVA, importi che rischiano di scontentare tutti.

Un commento meritano anche le indiscrezioni fatte progressivamente trapelare circa le modalità di individuazione degli importi da erogare a titolo di sostegno a fondo perduto: si sono cambiati i numeri, si sono variati i fattori, le percentuali, per poi avere sempre lo stesso risultato, lo stesso importo insufficiente.

Poi anche il tetto massimo del sostegno erogabile di 150.000 euro… uno specchietto per allodole, praticamente inesigibile perché in nessun caso si potrà mai raggiungere quell’importo. Ecco, a nessuno piace essere preso in giro.

Attendiamo che i ventilati ulteriori 20 miliardi di euro di scostamento di bilancio siano senza indugio destinati a rafforzare il fondo sostegni, per poter arrivare ad importi che diano effettivamente conto di avere compreso la situazione drammatica in cui versa il Terziario, la parte dell’impresa italiana più colpita dagli effetti di questa devastante pandemia.

Riteniamo in ogni caso che sia ormai imprescindibile trovare le modalità per permettere alle imprese del Terziario di tornare a lavorare con continuità, di consentire a tutti nel rispetto di magari ancor più rigorosi protocolli di sicurezza di svolgere la propria quotidiana attività d’impresa: è a fortissimo rischio la tenuta del sistema Paese, oltre che economica anche sociale.

 

L’Ufficio Stampa

Bologna, 19.03.2021

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