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«Chiusi a Natale? Sarebbe una mazzata»

Intervista a Enrico Postacchini: «Chiusi a Natale? Sarebbe una mazzata».

Abbiamo bisogno al più presto dei ristori, ma servono appena a pagare dipendenti e fornitori: sono risorse per stare a galla.

«Vogliamo un dicembre il più possibile vicino alla normalità con un ritorno agli acquisti sotto casa. Ne abbiamo bisogno». Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia Romagna, giudica «un passo in avanti» l’ultima ordinanza regionale che ha eliminato le limitazioni nel weekend per piccole e medie strutture di vendita.

È uno sviluppo positivo in particolare per le attività di vicinato?  «È uno sviluppo positivo per i negozi fisici tradizionali che operano da sempre nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza. Parliamo di strutture commerciali di medie dimensioni (di superficie fino a 2.500 metri quadrati nei comuni con più di 10mila abitanti e fino a 1.500 in quelli con meno di 10 mila abitanti, ndr), cioè di negozi anche di alto livello per i quali è importante la riapertura nei fine settimana. I più piccoli tornano aperti la domenica e in questo periodo è fondamentale. Sarà un weekend di transizione, quel che ora auspichiamo è un rapido ritorno della regione in zona gialla, già dalla prossima settimana. II limite alla mobilità tra comuni crea difficoltà al commercio».

Sostenere l’economia locale è dare un abbraccio alla nostra città’ recita la vostra campagna per incentivare gli acquisti nei negozi sotto casa: è un modo per ridare fiato all’economia dei territori? «La campagna di Confcommercio punta a valorizzare negozi fisici in cui si trovano qualità e competenza, evoluti e al passo con i tempi. Tali attività sono state mortificate in questa fase».

L’Emilia-Romagna è ancora zona arancione. I pubblici esercizi non vedono la luce in fondo al tunnel? «C’è troppa incertezza. Aspettiamo di capire quali saranno le scelte del governo in vista delle festività, a partire dagli orari».

Per quanto riguarda ristoranti e bar, la chiusura a Natale e Santo Stefano in tutta Italia pare l’ipotesi più concreta. «La prospettiva di lavorare a singhiozzo è chiaramente negativa. Sarebbe una mazzata, anche perché dicembre è un mese fondamentale e siamo già reduci da un lungo periodo di difficoltà».

Capitolo ristori: a che punto siamo? «Abbiamo bisogno di toccare al più presto con mano i ristori promessi per le imprese che hanno sospeso l’attività. I contributi sono indispensabili, ma va chiarito che servono appena a pagare dipendenti e fornitori, si tratta di risorse da usare per cercare di stare a galla».

Per quanto riguarda il versante occupazionale, solo a Bologna, al 31 agosto scorso, il settore ha gestito 42mila domande di cassa integrazione. Passato il Natale, si materializzerà la crisi? «II rischio è questo. II 2021 sarà un anno in cui le condizioni di mercato resteranno difficili, occorre una proroga delle misure a partire da quelle per la cassa integrazione. II commercio sta pagando errori di organizzazione che partono dal governo, per il futuro nessuno si fa illusioni. Servono pazienza e spirito di sacrificio. Intanto pensiamo al mese di dicembre, sperando di poterlo vivere in condizioni vicine alle normalità».

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