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“Non siamo fantasmi, si aiutino i negozi di moda”

Marco Cremonini, Vice Presidente Nazionale e Presidente Emilia-Romagna e Bologna di Federazione Moda Italia: “Non siamo fantasmi, si aiutino i negozi di moda”

Il settore moda, importante pilastro dell’economia nazionale, è in grave crisi. 115mila negozi hanno subito un drastico calo delle vendite fino al 50% e la marginalità, a forza di sconti e saldi, è quasi azzerata. I negozi di moda hanno una grande particolarità rispetto a gran parte del resto del mercato: vivono di collezioni stagionali, che vengono ordinate otto mesi prima dell’arrivo dei prodotti in store, dopo le sfilate e le fiere (le ultime anche in edizione digitale) ed hanno investito ingenti capitali (centinaia di migliaia di euro) in merce che, a questo punto e con ogni probabilità, resterà ferma – come nella primavera – negli scaffali. In più, in questo 2020 ha contratto solo debiti ed è in forte asfissia.

Federazione Moda Italia – Confcommercio stima, con le ultime restrizioni e con i nuovi provvedimenti che il Governo e le Regioni stanno per adottare, una perdita complessiva di 20 miliardi di euro di consumi nel solo dettaglio moda a fine anno, con la chiusura definitiva di 20 mila negozi in Italia e conseguente ricaduta sull’occupazione di oltre 50 mila addetti. E le stime peggiorano notevolmente se prendiamo in considerazione tutta la filiera che fa riferimento al sistema moda, dal produttore al consumatore finale.

Al primo posto mettiamo sempre la salute dei cittadini, dei clienti, degli addetti e degli imprenditori e delle loro famiglie, ma è difficile digerire questi provvedimenti quando i nostri negozi hanno investito importanti risorse per andare avanti con coraggio, rispettando protocolli e linee guida per la sicurezza e digitalizzando le nostre aziende. Abbiamo puntato sulla multicanalità, promosso nuovi servizi, incrementato sconti ai clienti, riducendo, però, la marginalità e di conseguenza la possibilità di sopravvivenza. Dopo l’esperienza della tragica primavera, si evidenzia che le restrizioni degli ultimi DPCM sono fisiche per alcune categorie, ma anche virtuali e non meno letali per altre, come la moda. Le nostre attività, seppur non oggetto di attenzione diretta dei DPCM, non possono stare aperte senza prospettive. Vanno aiutate, perché il problema non è e non sarà solo loro. Servono contributi a fondo perduto, liquidità dalle banche, credito d’imposta per gli affitti, condono tombale sui versamenti tributari e contributivi ed è indispensabile detassare o rottamare le rimanenze di magazzino, sospensione dei mutui e dei leasing bancari e prosecuzione della CIGS fino a tutto il 2021.

 

L’Ufficio Stampa

Bologna, 3 novembre 2020

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