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Famiglie, crollano i consumi. L’allarme di Confcommercio

Postacchini: A fine anno il fatturato degli esercenti sarà calato del 50%. Bisogna ridare fiducia alle famiglie e fare in modo che nelle tasche di ogni cittadino resti qualcosa.

II Covid si è abbattuto come una tempesta sulle attività commerciali e sui consumi dei cittadini emiliano-romagnoli. Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi nazionale di Confcommercio sulle spese obbligate delle famiglie, tra il 1995 e il 2020, i bilanci familiari hanno conosciuto una progressiva compressione delle spese voluttuarie e un aumento di quelle obbligate (affitti, manutenzione, bollette, e smaltimento rifiuti) che incidono per il 44% sul totale dei consumi.

Una cifra che in tempi di coronavirus è stimabile in oltre 7 mila euro l’anno a cittadino, qui come nel resto di Italia. E un dato così alto non si registrava da ben 25 anni. «Tireremo le somme a fine settembre— preannuncia il presidente regionale Enrico Postacchini — , ma sicuramente questo 44% di spese obbligate, forse un po’ più alto in questa regione rispetto al resto d’Italia, incide sicuramente sul portafogli delle famiglie.La nostra proiezione sul 2020 è purtroppo di un calo di fatturato del 50%». In quasi tutti i comparti, quello alimentare escluso. La cartina tornasole sarà quella dei saldi, che quest’anno sono iniziati con un mese di ritardo rispetto al passato. «E agosto, sinceramente, se confrontato allo stesso mese del 2019, non sta registrando una flessione così forte», dice, quasi tirando un sospiro di sollievo. Lo stesso riferito all’andamento delle presenze in Riviera nel mese di agosto, «soprattutto nei fine settimana e a Ferragosto» e al netto «della mancanza di turisti stranieri che normalmente riempivano gli alberghi fino ad ottobre».

Resta, però, inconfutabile il crollo delle attività sui 12 mesi. «Con le serrande abbassate durante il lockdown per tre mesi e un calo dei volumi che va dal 20 al 50% — analizza infatti — è facile ipotizzare anche una moria di imprese che, nella migliore delle ipotesi, sarà intorno al 10%». Un abbassare la serranda che si tradurrebbe in Italia in una perdita di oltre 470 mila posti di lavoro e in Emilia-Romagna di quasi 8o mila dipendenti nei diversi comparti, alimentare escluso.

Proprio come il leader nazionale Carlo Sangalli, allora, anche Postacchini pensa che la strada sia una sola: «Rimboccarsi le maniche perché la voglia di ripartire era tanta, prorogare almeno fino a fine anno gli ammortizzatori sociali in deroga e ridurre le tasse».

«Era inevitabile che i consumatori si concentrassero sulle spese necessarie — rileva —: la priorità per molti era non vedersi staccare le utenze. Ma ora è necessario ridare fiducia alle famiglie e fare in modo che nelle tasche di ogni cittadino resti qualcosa che possa far ripartire, anche emotivamente, il desiderio di entrare nei negozi a fare acquisti e in un ristorante a mangiarsi una pizza».

«Se non si interviene con decisione a sostenere il mercato — manda a dire al governo — perderemo definitivamente la possibilità di agganciare la ripresa economica. Sarà un autunno molto complicato. Davanti a noi abbiamo anni di sacrifici: solo quando il settore si rimetterà in moto, gli imprenditori rivedranno gli antichi volumi. In attesa, bisogna resistere».

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