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Confcommercio Regionale sulla TARI: troppa variabilità nei costi e nel servizio

Presentato oggi il nuovo portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it, strumento permanente dedicato alla raccolta e all’analisi di dati e informazioni sull’intero territorio nazionale relativi alla tassa rifiuti (TARI) pagata da cittadini e imprese del terziario.

Il portale è l’esito del lavoro avviato da diversi anni da Confcommercio, in collaborazione con le Unioni Regionali e le Ascom territoriali, per sensibilizzare imprese ed istituzioni in merito all’applicazione della Tassa dei rifiuti ed avviare un percorso di miglioramento ed efficientamento.

Dal primo rapporto dell’Osservatorio (riferito all’anno 2016) emergono infatti alcuni dati che evidenziano come costi eccessivi e ingiustificati per cittadini e imprese derivino, in particolare, da inefficienza ed eccesso di discrezionalità di molte amministrazioni locali, da una distorta applicazione dei regolamenti e dal continuo ricorso a coefficienti tariffari massimi.

“La tassa rifiuti TARI – dichiara il Presidente di Confcommercio Emilia Romagna Enrico Postacchini – continua a rappresentare un peso insostenibile e spesso ingiustificato per le imprese del nostro territorio, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano, la differenza del costo tra diversi Comuni anche di una stessa provincia e tra le varie categorie economiche, e senza contare come la spesa sia spesso sganciata dalla qualità del servizio. Occorre intervenire in maniera urgente per avviare un percorso di maggiore efficienza nella determinazione ed applicazione della tariffa evitando eccessive difformità a livello territoriale, e tenendo conto delle specificità di determinate attività economiche delle imprese del terziario, al fine di prevedere esenzioni o agevolazioni.”

I principali risultati del primo rapporto dell’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio mostrano come sia sempre più alta e in continua crescita la tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese: nel 2017 è arrivata, complessivamente, a 9,3 miliardi di euro con un incremento di oltre il 70% negli ultimi 7 anni, nonostante una significativa riduzione nella produzione dei rifiuti (da 32,4 mln di tonnellate nel 2010 a 30,1 mln nel 2016).

Per le imprese del terziario sono sempre più evidenti le distorsioni e i divari di costo tra medesime categorie economiche, a parità di condizioni e nella stessa provincia, e in molti casi le imprese pagano costi per un servizio mai erogato o per il mancato riconoscimento della stagionalità delle attività.

Il 62% dei Comuni capoluogo di provincia registra, a livello nazionale, una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni (Fonte: www.opencivitas.it, sito promosso dal Dipartimento delle Finanze e dalla SOSE[1] per determinare i fabbisogni standard delle varie amministrazioni locali), mentre i Comuni capoluogo dell’Emilia Romagna mostrano in generale una tendenza più equilibrata tra livelli di spesa e fabbisogni.

In Emilia Romagna si conferma comunque la forte disomogeneità dei costi della TARI per le diverse categorie economiche, che spesso non tengono conto delle particolari caratteristiche dell’attività (si pensi agli spazi del negozio adibiti a mostra/esposizione che vengono comunque calcolati ai fini della tassa) o della stagionalità di particolari esercizi.

Tra le categorie economiche che, a livello regionale, mostrano i maggiori scostamenti del valore dell’aliquota media (euro/metro quadro) Tari per lo smaltimento dei rifiuti rispetto alla media nazionale ci sono gli alberghi con ristorante (€ 5,54 contro media naz. € 4,73); le edicole, farmacie e tabacchi (€ 5,67 contro media naz. € 4,79); i ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub (€15,92 contro media naz. 13,72); le mense, birrerie, hamburgherie (€ 15,44 contro naz. € 14,11); i bar, caffè, pasticcerie (€ 12,61 contro media naz. € 10,68); i pane e pasta, macellerie, salumerie, generi alimentari (€ 8,48 contro media naz. € 6,93); gli ortofrutta, pescherie, piante e fiori (€ 20,11 contro media naz. € 15,05).

Dai dati emersi risulta evidente come sia urgente una profonda revisione dell’intero sistema capace di superare definitivamente la logica dei coefficienti presuntivi di produzione con un sistema che rispetti il principio europeo “chi inquina paga”, che tenga conto di specifiche esenzioni/agevolazioni per le attività stagionali e per le aree scoperte operative e che venga confermato il principio secondo il quale il tributo non è dovuto, né in parte fissa né in parte variabile, per i rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato a recupero. Sarà fondamentale, inoltre, introdurre misure che leghino in maniera sempre più vincolante la determinazione dei costi del servizio a parametri di efficienza ed a misure volte a garantire un’equa e oggettiva ripartizione tra la componente domestica e non domestica e tra parte fissa e variabile.

Bologna, 25 luglio 2018

L’Ufficio Stampa

 

[1] SOSE – Soluzioni per il Sistema Economico Spa, è la società costituita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Banca d’Italia che si occupa degli Studi di Settore e svolge attività di analisi strategica dei dati e di supporto metodologico all’Amministrazione finanziaria in materia tributaria e di economia d’impresa.