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Confcommercio, ricetta anti-crisi «Marketing digitale e spot sul web ma i negozi fisici sono un presidio»

Si riporta di seguito l’intervista al Presidente di Confcommercio Emilia Romagna Enrico Postacchini pubblicata sulle pagine di QN Economia di oggi, lunedì 2 luglio 2018.
BOLOGNA ENRICO Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia Romagna, qual è lo stato di salute dei consumi? «Quasi tutti gli indicatori economici degli ultimi mesi tracciano un percorso di crescita costante per l’Emilia Romagna, ma non è tutto oro quello che luccica: gli ultimi dati sulle vendite pubblicati da Unioncamere mostrano un brusco -1,6% di vendite al dettaglio nella regione». Cosa si può fare per rilanciare il settore? «Trovare incentivi e strumenti che favoriscano l’innovazione, che accompagnino l’impresa nel tempo per adeguare il business ai cambiamenti. Inoltre, occorre ridare fiducia ai consumatori, difenderne reddito e potere di acquisto; e al tempo stesso tutelare la competitività delle imprese, alleggerendo il carico fiscale e intervenendo con un riordino della tassazione locale». Il blocco degli aumenti Iva annunciato dal nuovo governo vi tranquillizza? «Sì, il ministro Di Maio ci ha messo la faccia. Così non ci sarà un nuovo aggravio di costi fissi per i consumatori, con effetti che ci auguriamo possano tradursi nell’aumento delle vendite anche per il nostro commercio». Di recente il ministro Di Maio ha detto anche di voler metter mano alle liberalizzazioni, soprattutto in tema di orari. È d’accordo? «Le liberalizzazioni non hanno portato maggiore fatturato né un incremento dell’occupazione. Tuttavia, le aperture domenicali sono un dato ormai acquisito. Su questo aspetto sarebbe opportuno considerare una gestione territoriale. Riguardo alle festività nazionali, come prevede una proposta di legge ferma in Senato, sarebbe invece utile prevedere almeno sei chiusure». Innovazione è una parola chiave: come si traduce questo termine nel terziario? «L’innovazione passa attraverso la digitalizzazione. Stiamo lavorando a un progetto che coniuga il negozio fisico con gli strumenti digitali, fondamentali per la promozione e il marketing». Il negozio fisico è ancora così importante? «Certo, consente al cliente di fare un’esperienza. Non a caso anche i grandi gruppi del web stanno facendo la scelta della presenza fisica. Inoltre, dove c’è un’attività commerciale si realizzano opportunità di sviluppo sociali e culturali e si tutela la sicurezza». In questo senso il ricambio generazionale ha un grande peso. Le imprese giovanili ricevono un adeguato sostegno? «Le imprese giovanili continuano a calare, soprattutto nel commercio. I nostri ragazzi non vogliono più assumersi il rischio di impresa per le difficoltà del mercato, l’incertezza sociale, la tassazione elevata. Per questo servono strumenti di sostegno mirati, a partire dalla fiscalità agevolata». Internet favorisce la disintermediazione anche nel commercio. Che idea ha della filiera corta? «Non va demonizzata, purché si rispetti la condizione ‘stesso mercato, stesse regole’». Il settore è disciplinato dalla legge regionale 41. A 20 anni dall’entrata in vigore c’è bisogno di un tagliando? «La legge 41 richiede un profondo ripensamento perché inizia a mostrare alcuni limiti nella sua funzione di sostegno alle imprese». La nuova legge urbanistica regionale ha fra gli obiettivi la rigenerazione urbana. Quali riflessi avrà sul commercio? «Nel percorso di definizione della legge abbiamo condiviso gli obiettivi di consumo a saldo zero del suolo e di rigenerazione urbana, a patto che con il nuovo provvedimento fosse garantito il rispetto delle norme regionali sul commercio in vigore. Ora serve un surplus di attenzione da parte della Regione per evitare che siano autorizzati a livello comunale e sovracomunale ampliamenti di superfici rimasti bloccati da anni, approfittando della fase transitoria nell’applicazione della legge». (Autore: Antonio Del Prete)

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