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Intervista al Presidente Postacchini su Top Aziende: dal Commercio al Turismo passando per innovazione e formazione

Pubblichiamo l’intervista al Presidente Confcommercio Emilia Romagna Enrico Postacchini apparsa oggi sulle pagine di TOP Aziende de il Resto del Carlino.
IL TURISMO vola, ma guai a ritenerlo la panacea di tutti i mali. Il paziente Emilia- Romagna, infatti, se da un lato mostra qualche timido segnale di ripresa, dall’altro conferma difficoltà importanti: «Per questo abbiamo chiesto a gran voce alla Regione di rifinanziare la legge 41, quella sulle valorizzazione delle aree commerciali», ribadisce Enrico Postacchini, numero uno regionale di Ascom-Confcommercio. Presidente Postacchini, che effetti positivi avrebbe? «Vista la situazione attuale, è l’unica strada che ci permetterà di realizzare progetti di un certo tipo e mantenere la vitalità dei nostri territori. Altrimenti, le nostre imprese non hanno altri strumenti». Però gli indicatori economici hanno fatto registrare numeri positivi. «Certo. E le premesse per il 2018 sono buone. Ma guardiamo i dati un po’ più nel profondo: il turismo ha sicuramente avuto una crescita notevole, ma il resto segna il passo e non aggancia la ripresa che in Emilia-Romagna effettivamente c’è stata». Insomma, il turismo da solo non basta. «Se i suoi benefici ricadessero anche sui consumi interni, allora avremmo uno scenario completamente diverso. Ma purtroppo i consumi hanno confermato una crescita zero e in alcuni casi addirittura un calo vistoso, come la distribuzione tradizionale che è crollata del 20%. Inoltre, i suoi effetti positivi si sentono sulla costa e nelle città d’arte, ma in montagna non arrivano: e questo è grave, perché non possiamo abbandonare quel territorio così ricco. Servono progetti seri e articolati, che ne valorizzino la stagione estiva e invernale». Da quali settori si può ripartire? «Il terziario sta bene e lancia segni molto positivi: i servizi alla persona, in particolare, stanno crescendo ed è proprio verso questo ambito che abbiamo focalizzato la nostra attenzione anche nell’ultima assemblea regionale. Dobbiamo ripartire da lì». Innovazione e formazione restano priorità? «Solo se fatte nel modo giusto. L’innovazione deve vedere partecipi tutte le aziende, anche le piccole e le medie, perché serve a poco se non va a valorizzare il ruolo di queste imprese così imprescindibili all’interno delle comunità di riferimento. Sulla formazione, invece, non ci stancheremo di investire, puntando su nuove forme di inserimento: siamo accreditati dalla Regione come uffici di ricerca del personale e mi auguro riusciremo a dare una spinta significativa all’occupazione». Cos’è che, invece, vi preoccupa di più? «Il mio cruccio più grande è l’elevata mortalità delle imprese giovanili. Non ce la possiamo permettere, non è un bel segno: c’è una vitalità importante, purtroppo il primo scoglio è troppo duro per tanti ragazzi che provano a mettersi in gioco, ma si scontrano con una fiscalità nazionale che ti dissangua. Così si mortifica la predisposizione all’automipresa». Come si risolve questo problema? «Bisogna lasciare tempo alle nuove imprese di consolidarsi: le start-up devono godere di un regime di quasi ‘no-tax’ per almeno due anni, in particolare quei giovani imprenditori che decidono di scommettere in aree depresse. Se lo meritano, perché scelgono zone dove non va più nessuno, mentre noi vogliamo assolutamente supportarli». Come sta il commercio tradizionale? «Resta in difficoltà, un po’ per i consumi interni che zoppicano, un po’ per la grande distribuzione che ha messo in crisi quel mercato di vicinato, che era un riferimento in parte della provincia e nelle periferie. Stiamo lavorando per fornire nuovi strumenti che possano allargare la platea dei potenziali clienti». Domanda di rito: cosa vi aspettate dal voto di marzo? «Dietro l’angolo c’è il rischio del populismo, che va compreso e non demonizzato, perché rappresenta le carenze della politica. Mi auguro, però, che si capisca la necessità di salvaguardare le prerogative dell’impresa italiana: raccontarsi un altro modello, basato sulle multinazionali e le grandi aziende, va bene nei convegni, ma è più difficile da applicare sui territori».

Articolo di Federico Del Prete

Scarica l’articolo: Articolo Postacchini TOP Aziende RDC 31.01.2018