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Cofiter al fianco delle imprese. Intervista al Presidente Marco Amelio

Cofiter cambia pelle e si apre al credito e ai servizi.
NATO come tutti i Confidi per fungere da filtro tra banche e imprese, Cofiter – 35mila soci e una consolidata collaborazione con le reti Confcommercio e Confesercenti – nel 2016 è stato inserito da Banca d’Italia nell’albo degli intermediari finanziari. E nel frattempo evolve, ‘cambia pelle’, aggiungendo «nuovi servizi oltre a quelli originari – come spiega il presidente Marco Amelio – per assicurare una maggiore efficienza alla propria offerta e facilitare ancora di più l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese e dei liberi professionisti».
Amelio, perché cambiare pelle?
«Per assecondare un mercato sempre più variabile e vulnerabile, che ha visto mutare i consumi, la produzione, che impone la digitalizzazione su più livelli per tutti, comprese le piccole e medie imprese, che, ricordiamolo, costituiscono l’80% della nostra economia, e che faticano però a finanziarsi con i sistemi classici. Di qui la necessità di aprirci al credito, andando oltre le garanzie».
Con cosa, allora?
«Cofiter è diventato sempre di più un erogatore di servizi. Alla tradizionale attività di intermediazione, affianca una variegata e mirata consulenza, dalla realizzazione di business plan allo studio del bilancio passando per l’analisi della centrale rischi. Prestazioni fondamentali in un mercato sempre più selettivo».
Ma non bastava finanziarle?
«No, se è vero che, secondo un recente sondaggio che abbiamo effettuato, solo il 20% di 600 imprese intervistate tra Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia, affida all’esterno la loro gestione finanziaria, pur non avendo al proprio interno le competenze per portarla avanti in modo efficiente. Lo dimostra il fatto che queste imprese non sono spesso capaci di intercettare gli strumenti messi in campo dai diversi soggetti economici. D’altronde basta guardarsi attorno: nella maggior parte dei casi, soprattutto nelle piccole realtà, è il titolare che fa tutto. Ma così si perdono opportunità. È su questo punto che abbiamo deciso di intervenire, per interpretare al meglio, e con una visione più ampia del passato, il nostro ruolo fondativo».
Non avrete abdicato, nel frattempo,al vostro ruolo originario…
«All’opposto, lo abbiamo valorizzato, visto che da elargitori di garanzia siamo diventato erogatori di credito».
Volete fare le banche?
«Affatto. Piuttosto, con le banche collaboriamo e con loro cerchiamo di consolidare nuovi rapporti, affiancandole in maniera sinergica per ampliare il supporto creditizio alle aziende».
Con quali fondi?
«Alcuni esempi. Nel 2014, attraverso un accordo col Fei (Fondo europeo per gli investimenti), abbiamo erogato 2 milioni di euro di microcredito a più di 200 imprese del tessuto emiliano romagnolo. Un percorso rinnovato due mesi fa con un nuovo accordo, con Fei e Bei (Banca europea per gli investimenti), per un plafond di 6 milioni di euro, con erogazione di credito diretto, esauribili entro il 2019. Con contributi che vanno dai 25 ai 50 mila euro, estendibili fino a 100mila euro in presenza di una consulenza o di un bando di agevolazione curato da Cofiter».
Chi può accedervi?
«Le aziende che, preventivi alla mano, vogliono effettuare o hanno effettuato investimenti in macchinari, processi di digitalizzazione, ampliamenti, puntando la barra dritta sulla ripresa. Che vogliono crescere e credono nella ripresa. Il plafond non è dedicato solo al commercio, ma anche ad agricoltura, artigianato, industria, servizi. Basta che i parametri siano quelli delle piccole e medie imprese. E i confini geografici non sono solo quelli dell’Emilia Romagna, si estendono a tutta Italia».
Parlava di ripresa: è in vista?
«Finalmente si intravvede un movimento, seppure lento e faticoso. Di sicuro si può dire che oggi assistiamo a una stabilizzazione, con un mercato che mantiene criticità più gestibili che in passato in certi settori. E con altri settori che nel frattempo hanno dimostrato di aver saputo cogliere la spinta dell’export e dell’innovazione».
Che ruolo hanno le startup in questa spinta?
«Le startup hanno un ruolo fondamentale, che per essere svolto ha bisogno però dei giusti sostegni. È per questo che con Aster, nel 2016, abbiamo sottoscritto un accordo biennale, nell’ambito degli oltre 6 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione, per l’avvio e il consolidamento di realtà capaci di esplorare nuovi ambiti di mercato».

di Simone Armini – 31 luglio 2017

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