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Indagine Confcommercio su evasione fiscale: un modello per stimare il recupero del gettito evaso

Presentata nel corso del Convegno Confcommercio “Meno economia sommersa, più crescita”, che si è svolto a Roma il 26 luglio scorso, un’indagine dell’Ufficio Studi sul sommerso economico e l’evasione fiscale nelle regioni italiane. Dopo la presentazione dei dati dell’indagine, sono intervenuti il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e il Direttore dell’Agenzia delle entrate-Riscossione Ernesto Maria Ruffini. Ha concluso i lavori il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan.

Per sostenere i segnali di ripresa dell’economia che caratterizzano questa prima parte del 2017 – sostiene Confcommercio – è indispensabile agire in maniera strutturale sulla riduzione degli sprechi e delle inefficienze ancora abbondantemente presenti nella spesa pubblica, scartare definitivamente ogni ipotesi di aumento dell’Iva, e lavorare per ridurre un livello di pressione fiscale – stabile al 43% – ormai insostenibile per il nostro sistema produttivo e incompatibile con qualsiasi realistica prospettiva di crescita duratura.

“Oggi assistiamo ad un sovraccarico di tributi per le imprese del Terziario – dichiara il Presidente di Confcommercio Emilia Romagna Enrico Postacchini – che sostengono una pressione fiscale intollerabile. Occorre ricostruire il rapporto tra fisco ed imprese, facendo emergere le sacche di sommerso laddove esistono, senza penalizzare con un’imposizione fiscale fuori controllo chi lavora onestamente, ma recuperando risorse da redistribuire sotto forma di minore pressione fiscale alle nostre imprese e da investire per la crescita economica del Paese. Abbiamo bisogno di un sistema fiscale più semplice, più equo, più comprensibile per i nostri imprenditori, che non opprima ma che sia in grado di affiancare chi tutti i giorni si mette in gioco con la propria impresa”.

Se da un lato si può e si deve agire sulla riduzione degli sprechi e delle inefficienze, a tutti i livelli della pubblica amministrazione, dall’altro, attraverso il contrasto all’evasione fiscale, sarebbe possibile, a determinate condizioni, recuperare oltre 86 miliardi di imponibile evaso e quasi 43 miliardi di gettito da restituire, sotto forma di minori aliquote, ai contribuenti in regola. Questo in sintesi quanto emerge dall’indagine condotta dal Centro Studi nazionale, che rileva l’incidenza percentuale del tasso di evasione fiscale sul PIL, mettendo in correlazione la “reattività” dell’evasione fiscale alle sue determinanti (indice di deterrenza, indice del senso civico-economico, indice della facilità di adempimento spontaneo all’obbligazione fiscale, pressione fiscale locale, quota di microimprese in percentuale sul totale), stimando in pratica di quanto cambierebbe in percentuale mediamente il tasso di evasione fiscale se crescessero dell’1% queste variabili.

Tra il 2011 e il 2014 il tasso di evasione fiscale è salito del 5,3%: secondo l’indagine dell’Ufficio Studi Confcommercio, questo incremento è da attribuire interamente alla crescita della pressione fiscale locale che è stata di quasi il 30%. Le altre determinanti hanno agito in senso contrario: indice di deterrenza, indice di senso civico e facilità di adempimento. Se tutte le Regioni italiane si comportassero come le Regioni che presentano i valori migliori per i singoli indicatori, si potrebbero recuperare 42,8 miliardi da emersione ed evasione fiscale nel medio periodo con un calo dell’economia sommersa dal 13% del Pil (2014) al 7,7% e della pressione fiscale legale dal 49,8% al 46,9%.

Bologna, 28 luglio 2017

L’ufficio stampa